Vivere senza tempo

E’ strano come ogni cosa ci appaia diversa, grazie ad anche soltanto una piccola esperienza che ci illumini il presente.

Come tante volte si ricevano risposte a domande antiche, proprie, ancestrali, quando ormai pensiamo che quasi non ce ne importi piu’. Quelle domande  che erano dell’infanzia, domande dei tempi perduti, ma invece no: noi siamo sempre cio’ che siamo stati, alla fine e’ solo un po’ di tempo che ci attraversa e che pian piano ci cresce e ci invecchia. Alla fine no, siamo sempre noi.

Semmai dovremmo solamente conservare di più quel passato incontaminato che riesce ad osservare con gli occhi della meraviglia. E ho pensato che serve vivere il tempo senza tempo, la vita senza coscienza, l’alba come nuovo pulito cielo dalla pioggia rischiarato. E che è nel tempo senza tempo, nel tempo senza ora, senza inizio e senza fine, che la vita, essenzialmente e veramente, si compie.

Nel confuso organizzar di scadenze, impegni e orari, il tempo ci domina, e ci sembra correr via senza ritorno. Avete mai pensato, se non conoscessimo orari e lancette, quanto ci interesserebbe il valore del tempo, della durata di un’azione? Finisco per pensare che vivendo incessantemente, seguendo semplicemente la vita che in noi scorre, un orologio non servirebbe. Abbiamo gia’ tutto cio’ che ci occorre. Le scadenze il sole, le stagioni e i cicli della natura, che così perfettamente hanno dettato la nostra vita per ere.

Ah questo tempo maledetto! Ah se avessi più tempo! Ah non c’è più tempo!

Perchè non poter vivere per vivere? Perchè non abbandonarsi, lasciarsi guidare, fidarsi? Perchè?

Era nella natura sua interna di compromettere ogni abbandono, ogni fluire, ogni andare, ma comprendeva di non poter proseguire, così facendo.

E pensò che sì, era nell’intimo scorrere di sè stessa, che avrebbe scovato il segreto, la risposta alla domanda di sempre, al tormento di sempre, allo squilibrio di sempre.

Ciò che era, ciò le rispondeva. Ciò per cui era nata e la natura l’aveva creata, che sempre aveva amato e veduto come il più alto dei compimenti che avrebbe potuto raggiungere. Ma tanto rumore, tanta confusione, tanto vociare avevan rapito, mascherato e nascosto ogni più vera natura. Ma era un frutto acerbo, che avrebbe necessitato tempo e tempo per maturare. E lo accettò.

A nulla serviva navigare contro sè stessa, se non ad inevitabilmente affogare. A nulla serviva urlarsi addosso, strapparsi dalle viscere il dolore e scappare, scappare, scappare. Doveva oltrepassarsi, accettare il tempo su di sè, la vita su di sè, l’incombere su di sè.

In sabbie mobili sarebbe sommersa, cristallizzata nella sua forma perfetta, ma congelata per sempre nel non voler proseguire.

Soltanto amando ciò che diventava, accettando ciò che era, il tempo l’avrebbe risparmiata. E guardandosi indietro, in realtà capì che non c’era nè un prima nè un dopo, ma soltanto un eterno andare e continuare, un eterno sempre che soltanto la sua mente spezzettava e frammentava. E nel frammentar la sua vita, le pareva che il tempo la divorasse appieno.

Ah questo tempo maledetto! Ah se avessi più tempo! Ah non c’è più tempo!

E giorni e giorni aveva vissuto divincolandosi in quella morsa fatale, sempre più stretta, sempre più forte. E ore e ore di pena e disperazione, che già ben conosceva, ma che sperava un giorno poter dimenticare.

Doveva smetterla di rincorrere il tempo. Di temere di non essere più sè stessa. Quelle dolorose tappe doveva ora oltrepassare. O nel vortice risucchiata sarebbe finita. Per sempre.

E allora sì, avrebbe lottato, scalato e vinto. Così si era detta. Che il tempo sia! Che il tempo di vivere sia! Di andare, proseguire, diventare.

Così sia!

Aurora V. W.

Blu

Eppure dal blu il freddo poco mi appare. Vedo il blu e ci sei tu, mio nido, mio mare, mia calda patria che a questo mondo mi hai donato. Blu e tu, cielo mio, alto mio, supremo e sublime mio.

Blu.

Corri, corri, vai, ti inseguono, sono dappertutto e ovunque, vai, vai, vai!”

Eppure Blu.

Tu, blu, fresco saresti, gelo e inverno daresti, ma di questo di te poco o nulla mi arriva. Di te l’amore ho, l’infanzia ho. Il più profondo e superciale del me in te io ho.

In te, blu, mi ci voglio tuffare inconsciamente, mi ci voglio immergere consapevolmente, mi ci voglio. In te, blu. Tu che mi conosci, tu che nelle tue viscere mi hai appreso e fatto apprendere. Tu Blu, che bianca mi hai plasmato, che incompresa mi hai voluto, per darmi chissà quale dono o forte dolore. Tu blu. E io a guardarti, blu, perchè così poco finora ho capito e così tanto davanti ancora ho.

Immobile e vulnerabile, cangiante e forte, piena di tutto l’umano che è in me. Piena qui, dove bruciante voglia di diventarlo ancor più fino in fondo io ho.

Tu blu. Bianca io, eppure blu, perchè da te marino, me terrestre hai generato. E di tanto amore grazie a te io vivo, e con questo amore la mia vita innalzerò, plasmerò, scolpirò.

Che solo guardandoti torno a me, solo prendendoti vivo in me. Che quando l’inadeguatezza, l’insofferenza e l’insopportabile non-essenza come una sottile lama incidono la pelle, non più a tanto servono le illusioni. Che a volte una bugia a sè stessi può aiutare, chiudere gli occhi il dolore può lenire, come addormentarsi può calmare. Che a volte sì, lo puoi fare. Ma chi sei, quando il sonno poi gli incubi risveglia? Chi sei, quando nel sogno sai di non essere realtà? Quando strattonandoti a te stesso nascondere ti vuoi?

Chi sei?

Tu, Blu, chi generato hai? Tu blu, chi?

Che a volte sì, lo puoi fare. Puoi fuggire.

Corri, corri, vai, ti inseguono, sono dappertutto e ovunque, vai, vai, vai!”

Che a volte sì. A volte, ma nel sempre poi cosa sarai? Se quella maschera tua menzognera amica si dimostrerà, allora lì ti fermerai. Se quel sonno la tua grandezza scalfirà, allora lì ti domanderai.

Che a volte sì, ti vogliono fuggire. Ti vogliono, sì. Ma tu? Che essere ciò che sei non lo puoi fare, che cambiare ciò che vuoi non lo puoi dire, che liberare ciò che vola non lo puoi volere, che costruirti le tue ali non lo puoi realizzare. Che. Tu che.

E che invece lo vuoi volere. Che tutto lo vuoi, che amare lo vuoi, che inglobare lo vuoi, che in te stesso essere lo sei. Tu che.

Tu che tutto questo che, invece puoi.

E tu blu. Tu? Tu sei. E quando anch’io da potere, essere sarò, finalmente a te mi ricongiungerò.

A te blu, che grande mi hai nato, a te tornerò. E mai più alta storia vissuto avrò.

“Corri, vai, fuggi e scappa. Corri, vai.”

“No. Io qui in me resterò”

Blu.

Aurora V. W.