Perchè Londra? Se a renderla appetibile non sono solo le opportunità

Quando decisi di partire per Londra, la prima cosa che mi venne in mente fu un’osservazione alquanto scettica riguardo la scelta che avevo appena fatto, tanto che rischiava di farmi tornare sui miei passi prima ancora di metterla in atto.

“E alla fine… Anche tu vai a Londra. Ti unisci a quell’enorme comunità di italiani che decidono di cercare fortuna lassù. Ma parlandoci chiaro, cosa ti aspetti di trovare? Non credo proprio che la fortuna, ambita da così tanti, stia lì ad aspettare proprio te.”

Eppure presi l’aereo e partii comunque. Quello che mi aspettavo, in effetti, non erano una serie di occasioni pronte a piovermi dal cielo, ma una città dinamica, multiculturale e viva, nella quale le opportunità ci fossero, ma bisognava comunque darsi una mossa per trarne vantaggio.

Le mie aspettative si confermarono. Nell’arco di sole cinque settimane, Londra mi diede conferma di essere effettivamente molto simile a ciò che centinaia di blogger ed espatriati raccontavano di essa. Durante le mie serate passate nelle “common rooms” degli ostelli alle prese con google, conobbi una gran quantità di ragazzi che, arrivati un fantomatico lunedì, il martedì dopo si ritrovavano con in mano un lavoro. Si trattava per lo più di lavori come quello di barista o cameriere, ma la maggior parte dei “cercatori di fortuna” ambiva proprio a quello. Ovvero alla possibilità di guadagnarsi da vivere, niente più. In molti casi una conoscenza molto basica dell’inglese era sufficiente come lasciapassare per ottenere un impiego.

Ecco quindi la Londra delle grandi oppurtunità. Subito svelato l’aspetto che ne fa una delle mete più ambite da chi cerca lavoro fuori dalla propria patria.

Molti di voi si chiederanno perchè mai un giovane ragazzo, con in mano una laurea, non ci pensi due volte quando si tratta di offrirsi come cameriere nella capitale britannica, trattandosi di un impiego mai preso in considerazione nel proprio paese d’origine. Altrettanti di voi sanno anche che le risposte sono abbastanza logiche: il sapore di una nuova sfida, un po’ di pratica con l’inglese, un altro po’ nel farsi un’esperienza da figlio indipendente. Di questa grande categoria di giovani, però, non mi sono mai sentita parte. Il motivo del mio viaggio era lontano da ciò.

Eppure, quando arrivava il momento di presentarsi ad una persona appena conosciuta ed esporre tutti i motivi che mi avevano portato a prendere questa decisione, ogni volta, puntualmente, vivevo la stessa scena. Sarà stato per l’abitudine di sentirsi raccontare sempre la solita filastrocca, sarà stato per mancanza di attenzione, ma i miei interlocutori, ad un certo punto della mia appassionante storia, mi interrompevano, dicendo: “Ma perchè venite tutti qui a cercare fortuna?”

Ed aggiungo: nella maggior parte dei casi, loro stessi erano in prima fila, tra i cercatori di fortuna.

L’episodio risulta ancora più esilarante se penso che questa stessa domanda l’abbia posta io a me stessa, nonostante sapessi bene che andavo alla ricerca di qualcosa ben lontano dall’esperienza di cameriera o barista in un pub di Soho. Ma ciò di cui sia alla ricerca io fa parte di un’altra storia, che non vi racconterò qui ma magari in un’altra occasione.

Tornando a noi, dico tutto ciò perchè vorrei soffermarmi invece su un altro aspetto che fa di Londra una meta appetibile, ma che si discosta dall’ambito delle opportunità lavorative che questa metropoli ha da offrire, e che quasi sempre è l’unico ad essere preso in considerazione.

Mi è sempre piaciuto infatti riflettere su quei particolari legati all’interiorità umana, su ciò che muove gli animi e porta verso certe strade piuttosto che altre, non per cause esterne, ma per l’intuito, l’istinto e il sentire di ognuno di noi. E tra questi particolari, c’è qualcosa che ci permette di sentirci bene in un luogo, di sentirci a casa. E’ il sentimento di appartenenza.

E’ chiaro che niente può eguagliare il calore della madrepatria, ma la multiculturalità di Londra permette ad ognuno dei suoi abitanti o visitatori di sentirsi quasi a casa. Parlo della presenza di moltissime congregazioni straniere che da anni si sono create a Londra. Gli espatriati si trovano  a vivere in una città globale del Regno Unito, ma subiscono molto meno lo choc culturale del cambiamento poichè entrano immediatamente nella propria comunità d’origine “trapiantata” in territorio britannico. Ne viene fuori che la nostalgia per il proprio paese è attutita fortemente, rendendo più sopportabile l’idea di vivere lontano.

Voglia di una pizza vera? Molto probabilmente svoltando l’angolo troverete una pizzeria italiana, gestita da italiani e degna di essere chiamata tale. Stanchi di parlare inglese tutto il giorno? Fatevi un giro in centro e vi imbatterete in congreghe di connazionali che nella maggior parte dei casi saranno più che felici di scambiare due chiacchiere con voi.

Se ciò che vi blocca nel cercare di intraprendere una nuova avventura è il timore di sentirvi soli e di non sopportare la nostalgia delle vostre radici, sappiate che in una realtà variegata come quella della capitale britannica, questa paura non ha modo di sopraffarvi. Al vostro arrivo sarete infatti sollevati o (chi lo sa… se state fuggendo potrebbe essere possibile!) infastiditi, poichè avrete intorno a voi più voci italiane e di altre nazionalità, che inglesi.

Chi va a Londra non si sente straniero, ma parte del mondo. E in questo grande mondo londinese, troverete una piccola Italia ad accogliervi tra le sue braccia.

Aurora V. W.

2 risposte a "Perchè Londra? Se a renderla appetibile non sono solo le opportunità"

  1. wonderandme

    Grazie Roberto, in effetti il mio intento era proprio quello: cercare di capire “quel qualcosa in più” che sta dietro la scelta di partire per un luogo piuttosto che un altro, lasciando il proprio paese. Mi fa piacere sapere che sono riuscita a trasmetterlo.

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  2. Roberto

    Mi sembra molto interessante la forma come fai capire la psicologia dei viaggiatori. Infatti, fai notare un punto qualche volta nascosto; “l’internazionalità”. Non è che le persone non si rendano conto di esso, ma di solito ci mancano le parole per esprimerlo quando raccontiamo i nostri viaggi.

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